La luna di profilo


Greece my sweet
Giovedì, 4 Gennaio 2007, 6:04 pm
Archiviato in: Mis-Talking

I bambini giocavano in piazza, e lui li sentiva senza osservarli.
Ci sono certe strade in Grecia dove il caldo sembra rimbalzare da un lato all’altro, e raddoppiarsi.
Il caldo era il suo mondo, anche quello umido, anche quello pressante.
Era partito per dieci giorni senza meta. Aveva soldi, aveva mezzi.
Aveva una ragazza. Ma ora non ce l’aveva più. E in definitiva ne era stato contento perché se il viaggio era servito a dare una svolta a un rapporto ormai compromesso, meglio scioglierlo prima, e godersi gli altri giorni in solitudine.
In questo paesino dove era arrivato a piedi, ormai solo, non c’era molto di diverso dagli altri paesi della Grecia che aveva visto. Ma il bello non era la varietà, in questi posti. Poca gente, molti profumi, pace bianca e pelle scura.
E i bambini che giocavano in piazza.
Pensò a quanto era stato meglio, evidentemente, che lei non fosse rimasta incinta quando l’anno prima avevano deciso di provarci.
Rivide la delusione dei genitori di lei (i suoi erano morti) e il proprio sollievo mai del tutto dichiarato.
Attraversò la piazza, badando a non intralciare i bambini, e si cercò una panchina dove riposare.
Aveva lasciato la moto poche centinaia di metri lontano, ma il tratto per raggiungere il centro del paese era in salita e aveva il cervello troppo stanco per non essere anche stanco nelle ossa.
Tirò fuori dallo zaino la bottiglietta d’acqua e bevve di gusto lasciandosi bagnare anche il collo e le guance di proposito. Pur non trovandosi di fronte al sole, la luce era così forte che fissava i bambini con un’espressione decisamente corrucciata.
Non capì perché, ma il gioco si interruppe. I bambini si sparpagliarono, chi a bere, chi a sdraiarsi sull’erba, chi a formare altri piccoli gruppi, a ridere e chiacchierare.
“Tutti volti belli”, pensava lui, “anche quelli brutti”.
Fino all’inizio della vacanza lui era stato brutto, pur essendo bello, e non se ne faceva una ragione.
Non sapeva che la differenza tra lui e quei bambini, tuti i bambini più o meno felici, era il desiderio del desiderio. Lui non ne aveva più da tempo, e non sapeva se mai sarebbe riuscito a recuperarlo. I bambini si trovano nello stato di grazia di chi non l’ha ancora perso.
Intanto, stava assumendo delle espressioni così evidentemente cariche di significato, che attirò l’attenzione di un bambino, che venne a sedersi vicino a lui per scrutarlo.
Per molto, assorbito dal sole che assorbiva, non fece caso alla sua presenza.

- Ciao!
- Parli con me?
- Sì.
- Come fai a sapere che sono italiano?
- Prima parlavi ad alta voce.
- Oh, non me ne sono reso conto. Ma tu… parli italiano?
- Sì, la mia mamma è italiana.
- Capisco. Non giocate più?
- Ci riposiamo. Tu sei in vacanza?
- Diciamo di sì.
- E ti piace qui?
- Ora mi piace. Da ora in poi.

Rimasero qualche altro minuto a scrutarsi con discrezione. Poi, per separarsi dal bambino e dall’imbarazzo del proprio silenzio, lui fece per andarsene, rassettandosi e acciuffando la borsa. Ma la borsa era rimasta aperta e venne giù a terra un mare di cianfrusaglie.
Il bambino, lesto, vide un portafotografie e allungò la mano.

- Sono foto? Posso vederle?

Avevano stampato subito il rullino scattato nei primi cinque giorni. Un rullino triste e nervoso.

- Ma sì, in fondo puoi.

Il bambino sfogliava e pareva riconoscere i posti, non troppo lontani da lì, che avevano preceduto l’arrivo dell’uomo nella sua città. L’uomo non commentava.
Poi arrivò ad una foto di lei.

- Chi è questa?
- Non lo so. Una che forse tanti anni fa conoscevo.
- Meglio così. – sorrise il bambino, – perché anche se sembra bella in realtà è brutta.

L’uomo strizzò gli occhi, e non seppe resistere.

- E io come sono?
- Tu ora stai sorridendo.


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Questo me lo ricordo.

Comment di gio




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