La luna di profilo


#6: Ferocia
05 Maggio 2007, 7:06 am
Archiviato in: Bassifondi

Feroce. Feroce come i denti che non smettono mai di essere taglienti, e possono sempre ferire.
Feroce come gli altri non vogliono vedermi.
Sono nata perché ero feroce, e morirò quando non riuscirò più a esserlo.
Ferocia. I rapporti nascono perché la ferocia non avanzi autoalimentandosi: l’amore è una scusa sventolata da chi ha paura.
La ferocia mi dominerà sempre, d’altronde l’ha sempre fatto. Non vuole uccidermi, ma nemmeno soccombere e morire.
La ferocia è la mia salvezza, e nella mia ferocia sono sola, in via definitiva e inarrestabile.

Da quando mi sono trasferita poche volte ho avuto paura di desiderare di fare retromarcia, ma sono rinsavita.
I letti scarseggiano, e il mio, vuoto e solo, è una vera rarità.
La gente non mi dà più emozioni, i bambini si ripetono: e dire che una volta entrare negli occhi di un bambino mi drogava al punto di liberarmi dalla ferocia.
E’ andata così, e quasi me ne compiaccio: perché anche io sono caduta nella trappola di credere che i bambini fossero esseri umani diversi, e perfino puri.
Ci mettono poco a marcire.
Io sono diversa: non sono marcita, sono affondata, colata a picco in un istante.
D’altra parte, o credi che Babbo Natale esista, o sai, capisci, che in realtà non esiste. Non c’è modo di imparare a pochi capitoli per volta vita morte e miracoli del vecchietto… ops, ho detto miracoli ma il miracolo non c’è stato, il vecchietto è morto di morte naturale, pazienza.

Io non ricordo la mia vita mentre crescevo, ricordo un prima e un dopo, e li ricordo attaccati.
Nella mia vita reale mi colpiscono al limite morboso del voyeurismo i crimini a sfondo sessuale, mi ci sento sempre dentro; nella mia vita immaginaria del periodo middle cancellato dai neuroni, ho subito molestie sessuali non meglio identificate, non traumatiche ma decisive. Il mio amico immaginario ha degli ottimi argomenti per questa tesi balordo balordo: ricordi veri presunti o sognati, improbabili segni fisici che qualsiasi cosa potrebbe aver causato, considerazioni forse non inverosimili sulla mia sessualità incerta e sul mio passato sentimental-erotico.
Io non gli credo molto, ma la mia anima feroce si ciba avidamente di ipotesi del genere, e si crogiola nella possibilità.

(Eppure ci vorrebbe una ventata di freschezza per dissolvere i discorsi prolissi, egocentrici, drammatici e lamentosi).

Ma la mia ferocia si rifiuta di pensare a me come vittima del passato, e d’altronde io mi rifiuto di pensare a me come vittima della mia ferocia.
Quindi, per passare la mano al prossimo giocatore senza bloccare il giro e l’intero tavolo, faccio quel che meglio nutre la mia ferocia. La porto a spasso, giù, in giro per le strade, a prendere parte alla farsa, per succhiare un po’ il midollo dalle ossa della gente, da tutti gli ossicini piccoli, che mi verrebbe di frantumare sotto i tacchi.
Se ne portassi.

Cattiveggio. Spazio in queste aree così fresche e aperte, che la mia mente copre di un velo nero per sentirsi a suo agio, un velo liquido come nero di seppia, viscoso come asfalto bollente.
Stendo il mio velo traslucido per assegnare le parti, e inscenare uno dei miei bassifondi: non mi sento in colpa se non risarcisco i danni.
La mia apparente fragilità, questo manto di educazione forbita, questa grazia androgina sono le uniche armi che possiedo.
Entro in un grande magazzino, lo intendo come tale ma forse è un termine antico che non si usa più. Entro e giro tra gli scaffali con gli occhi di un cerbiatto instabile sulle zampe, al cui confronto quelli di Bambi sembrerebbero luciferini.
Entro e maneggio con cautela la mia arma segreta: la femminilità e la bellezza. So che nel giro di pochi istanti una commessa cocciuta comincerà a darmi del filo da torcere, la mia meta è stata il reparto cosmetici da quando ho varcato la soglia. Il reparto che per me potrebbe sparire dalla faccia della terra.
Nel mio sfidare la pazienza dell’invadente commessa di turno c’è un sadismo che non è puntiglio, c’è un’indecisione che non è uterina, c’è un’instabilità che non è, uuuuuh, il-fascino-del-mondo-femminile.
No.
Io rompo solo il cazzo, senza l’acidità di una donna mestruata (ma anche no), senza mossette isteriche di incertezza, senza transigere quando fiuto una mossa strategica della brava donna, tesa a voltarsi per alzare gli occhi al cielo, sfinita.
No, spiacente.
Il mondo non è statico, non è la sua natura; quindi se non lo tollero così com’è, abbiate le palle di sorbirvi un’approfondita esegesi dei mali del mondo, firmato: io.
Alla fine ottengo quel che voglio: provo tutto, sporco il bancone, infastidisco la commessa, non compro niente, ottengo urla, strilli, strepiti dalla donnetta, e godo al vederla richiamare dal superiore. Che, ah, beh, in quanto maschio, non tollera che una donna non riesca a sopportare i capricci distonici di un altro essere di sesso femminile. La poveretta risponde, si giustifica, poi scatta, mi offende urlando, si rizzela. E lui la licenzia. Almeno, questo hanno voluto dare a bere a me, povera stupida cliente; nella convinzione di avere un round mio, abbandono il campo.
Infine, mal sopportando la folla, odorata più o meno da lontano ormai per quasi un intero pomeriggio, ho un ottima scusa con me stessa per tornare all’abietto (il divano), sperando di tenere a bada qualche altra ora la ferocia.

Tante care cose.


5 Commenti finora
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non ci credo che hai fatto licenziare la commessa. ma la scena di te al reparto cosmetici è troppo divertente. ricordati che lo sei, se ti senti troppo feroce. così parlò il babbione intruso. ciao. bù.

Commento di miic 05 Maggio 2007 @ 1:12 am

Capita spesso di leggere un post e di non saper scrivere un commento. Certo ,commentare non è obbligatorio ma davanti a certi post non puoi non passare e basta, bisogna firmare il libro firma.
Ecco, io un commento ad un post così non lo scrivere, però è da stamattina che ci ripasso.
Volevo dirtelo.

Commento di nessuno 06 Giugno 2007 @ 2:16 pm

Ciao, nowhere man ;)
Ferocia è parte di un’idea, che chiamo idea perché se lo chiamo progetto non vedrà mai la fine.
Stamane, dopo aver letto te, stavo scrivendo il numero 7, ma non sono riuscita a finirlo.
Poi sono passata a leggere tuoi post vecchi, e mi sono sentita un po’ intrusa.
Se ti va, leggi gli altri 5.
Se resisti, sappi che quel che leggerai parla di me anche quando non si parla di me.

Commento di Giulia Ciappa 06 Giugno 2007 @ 3:55 pm

leggerò presto :)

Commento di nessuno 06 Giugno 2007 @ 12:34 pm

[ot] Solo una nota per informarti che Visioni Binarie lo sto spostando qui
- se puoi modifica il link! Grazie. Un bacione. Alice

Commento di nastenka 07 Luglio 2007 @ 3:12 pm



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